1. Lo Stoner Rock è naturalmente connesso all’uso di alcune sostanze molto spesso vietate ma è anche un genere con tutte le caratteristiche della musica da meditazione. Ci dici la tua personale esperienza a riguardo?

Credo che il concetto, su cui si è detto e scritto fin troppo, di “alterazione di stati di coscienza” sia riconducibile alle più belle esperienze che si possono compiere tramite la mente umana. Al di là delle sostanze vietate, sulle quali ci sarebbe da aprire una bella parentesi, anche il sesso o opere d’arte come quadri, sculture, palazzi, film o dischi rock possono avere lo stesso effetto. Negli ultimi anni mi sono avvicinato molto alle pratiche meditative, da principiante, per risolvere anche (con successo) alcuni piccoli problemi di salute. Credo che il tipo di effetto che vado a cercare sia molto simile a quello che ricerco quando suono stoner rock o doom. La ripetitività e la “pesantezza” intrinseca al genere tendono a portarmi ad un allontanamento dal “qui ed ora” che trovo molto salutare per il mio benessere psicofisico.

2. È la fine del mondo ma hai scroccato un posto su un’astronave che ti porterà in salvo su un nuovo pianeta. purtroppo hai solo un “plus one” da portare con te e solo 3 scelte: John Garcia, Josh Homme o Rhianna?

Se accadesse veramente, sull’astronave porterei la mia compagna e mio figlio, ovviamente; però, volendo rispondere in maniera divertente a una domanda divertente, posso dire che prenderei molto sul serio la missione di ripopolamento del pianeta, quindi sarei “costretto” a portare Rhianna, magari durante il viaggio ascolteremmo “Sky Valley” a tutto volume.

3. E’ il tuo funerale. In 1 aggettivo ed i 3 dischi con cui ti faresti seppellire, cosa vorresti fosse detto e cosa altro vorresti eventualmente con te.

Mi farei seppellire con un disco mio (spero che il momento sia ancora lontano, spero escano ancora molti dischi miei, al momento ci sarebbe da scegliere tra il mio solista “Sundog” e l’ultimo degli Humulus), poi con un disco bello elettrico (“Sky Valley” dei Kyuss o “Paranoid” dei Sabbath) e un disco acustico (“Inside Out” di John Martyn, il primo che mi viene in mente). Invece di un aggettivo una citazione, di Walt Whitman: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo moltitudini”. Sulle parole lascerei fare a mio figlio: che parlasse bene o male, sarebbe giusto che dicesse quello che vuole, accetterò il suo giudizio, sempre. Oltre a tutto ciò mi piacerebbe portarmi un libro, dovrebbe essere rappresentativo di una parte della mia vita; al momento ti direi “La musica del caso” di Paul Auster, che ho amato tanto, ma non è ovviamente rappresentativo di tutta la mia vita; sono una persona molto, molto più felice di quanto non fossi un tempo.

4. Se la birra fosse uno strumento, quale sarebbe? Di che marca?

Mi verrebbe da dire la chitarra, che è lo strumento che suono di più ultimamente, anche se dovrebbe essere accordata un paio di suoni sotto. Valuterei anche un bel Moog o qualche altro vecchio synth. Sarebbe sicuramente una stout, bella corposa e cremosa.

5. Cosa ti piace del mondo in cui viviamo? Qualcosa che vorresti sparisse?

Mi piace la gente e quello che la gente sa creare, mi piace la sua diversità, mi piacciono le sue contraddizioni, mi piace la sua bellezza. Mi piace il mare.
Vorrei sparissero le difficoltà di comunicazione fra i popoli e le persone, vorrei sparisse anche il denaro e la sua terribile importanza, ma mi rendo conto sia un’idea davvero ridicola. Diciamo che mi piacerebbe almeno che il denaro avesse un peso meno schiacciante nella vita di tutti. Ne siamo tutti schiavi, lo accettiamo tutti più o meno di buon grado, però è bello pensare, utopicamente e solo per una manciata di secondi, che da qualche parte un altro mondo sia possibile.

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