Quando si sente pronunciare la parola "grunge" si pensa subito alla città di Seattle, che a sua volta si pensa alla label "Sub Pop". Era forse dai tempi di Elvis e Johnny Cash, che un genere musicale, un etichetta discografica ed una città formassero un connubio così solido. Ma la differenza è sostanzialmente una... La Sub Pop, a differenza della Sun Recording, non si è adagiata su una fin troppo facile vita di rendita, anzi ha proseguito e esplorato nuovi terroritori musicali.

Al caro buon vecchio Bruce Pavitt probabilmente andava stretta l'idea di essere colui che "scoprì i Nirvana", "pubblicò i lavori dei Mudhoney, Tad e quant'altri"... Allora gradualmente e in punta di piedi si è spostato verso altre sonorità, i volumi delle distorsioni si sono abbassati, le urla son diventate canti che spesso convogliano in sussurri, i feedback si sono evoluti in armoniosi giri eletro-acustici. Bisogna comunque sottolineare che l'etichetta proveniente dallo stato di Washington già nel periodo che va dal 1989 al 1993 pubblicò alcuni lavori per i Walkabouts, all'epoca considerati con il loro country-folk cantautoriale dei veri e propri outsiders dell'etichetta. Guardando alle recenti produzioni della Sub Pop, si può dire con certezza che non vi è risposta alla domanda "Che tipo di musica stampano ora?". Nell'ormai vasto catalogo si trovano una folta rappresentanza di folk-singer, uno fra tutti Sam Beam e i suoi Iron and Wine, eredi indiscussi di sonorità che furono care a Will Oldham e i Palace. Troviamo poi gruppi come Band of Horses e i Baptist Generals con il loro folk/pop che ricorda i Crazy Horses migliori. Anche l'elettronica ha preso una stanza nell'hotel multiforme della label. Si va dai Notwist e i Postal Service con un electro-pop facile da assimilare, al new trip-hop dei Shabazz Palaces fino alle sperimentazioni quasi noise/industrial dei Clipping. Come poi non citare veterani della scena underground musicale americana e non come Low, Mogwai e Afghan Wings che hanno deciso di far uscire le loro ultime produzioni dal buon Bruce. Discorso a parte meritano i Mudhoney... Beh, loro ci son sempre stati, e non hanno mai voluto cedere alle moine delle big label, calvando la moda del grunge... Chapeau!
Ma in fondo più si va avanti ad ascoltare veccchie e nuove proposte della Sub Pop, più ci rende conto che i bravi ragazzi di Seattle non si pongono limiti, ma fanno la cosa più bella e semplice... Producono ciò che gli piace davero.

Ora veniamo ai Rose Windows... Qui su Bliss Beat Home, se ne è già parlato molto, ma quello che mi preme sottolineare è che forse sono quelli che tutt'oggi rappresentano la "nuova" Sub Pop al meglio, con però un gusto e una ricerca delle sonorità anni 70 che non si riscontra facilmente nelle altre opere. Infatti in brani come "Native Dreams" l'ipnotica "This Shroud" si può sentire l'influenza di gruppi dark prog come i Black Window soprattutto nelle parti di flauto, che sommandosi alla psicadelia elettroacustica con venatura pop, crea un insieme che non ha eguali fra i compagni di label, e forse nell'intero panorama musicali.
Allora quando saliranno sul palco il 19 Luglio, nella stupenda cornice della Cascina Bellaria, come headliner del Bliss Beat Festival, ci troveremo di fronte non solo un gruppo eccezionale, ma coloro che portano avanti il credo di una grande etichetta che a molti (ed è il mio caso) ha cambiato la vita!

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